venerdì 17 dicembre 2010

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giovedì 18 novembre 2010

Cane esemplare




Dopo tanti anni che Leo è con me, posso dire che non rappresenta certamente un esempio di cane esemplare...
Dopo tanto tempo non riesco ancora ad abituarmi all'idea che quando si è in giro insieme lui abbai sguaiatamente ad ogni cane che incontriamo, ogni persona in bicicletta, ogni moto che passa.
Però è unico e inimitabile nell'esprimere il suo amore verso di me, il mio Lui, i miei genitori e gli amici.
Per non parlare di alcuni suoi atteggiamenti davvero poco "canini" e molto umani.
Qualche pomeriggio fa ci trovavamo in giro per una delle passeggiate quotidiane quando si è fermato per espletare un bisognino.
Si è fermato a lato di un sentiero e si è accovacciato.
Era tutto concentrato (mi fa morire dal ridere per l'intensità dell'espressione facciale e lo immagino sempre che mi chieda anche una rivista da leggere...) quando ad certo punto si accorge del sopraggiungere di due signori.
Ora, io so che non può esistere malizia negli atteggiamenti degli animali... fatto sta che lui, non appena si avvicinano i due uomini, si sposta poco più in là nascondendo il sedere dietro un cespuglio vicino e Leo pare "osservarli imbarazzato".
Sono scoppiata a ridergli in faccia!!

mercoledì 27 ottobre 2010

Ai limiti della "legalità" parte seconda.

Mi è sempre difficile capire come alcune persone, per il solo motivo che necessitano di lavorare, permettano imperterrite a farsi calpestare dal datore di lavoro.
C'è stato un momento in cui anche io stavo per cadere in quella trappola.
Poi, grazie all'aiuto di mio padre, mi sono ravveduta.
Lavoravo presso il discount da diverso tempo ed era giunto il momento di scegliere le ferie.
Chiesi al mio datore di lavoro di poterle fare anch'io.
Inizialmente lui sembrava disposto a farmi usufruire di una settimana che mi spettava. Era il mese di giugno e le colleghe cominciavano ad alternarsi per andare in vacanza.
Ovviamente fui messa al corrente della clausola che nessuno poteva assentarsi nel mese di agosto.
Ma a me interessava godere della mia settimana libera a settembre.
Il mio datore mi disse che ci avrebbe pensato e mi avrebbe fatto sapere.
Quando arrivò la seconda metà di agosto cominciai ad andare in agenzia di viaggio a dare un'occhiata per il periodo di settembre.
I giorni passavano, saltavano fuori viaggi a prezzi convenienti ed io ancora non sapevo con esattezza e certezza in quale settimana sarei potuta andare perché il mio capo ogni volta che gli chiedevo notizia delle mie mie ferie
scappava via dicendo di non avere tempo per parlarne.
Questa cosa mi mandava fuori di testa e ne parlai a mio padre lamentando la poca serietà del mio capo.
Mio padre mi redarguiva riguardo il fatto che le ferie sono un diritto di ogni lavoratore e di insistere per avere un colloquio con il datore per far valere il mio diritto.
Riuscii un pomeriggio a "braccarlo" sulla porta del negozio e pretesi di parlare con lui in ufficio.
Avemmo un mezzo litigio poiché lui sosteneva che non poteva darmi la settimana per via del troppo lavoro e delle ferie delle colleghe e non sentì ragioni nemmeno quando gli feci presente che io volevo andare via a settembre, mese in cui nessuno si era segnato.
Per farla breve: non voleva che io andassi in ferie!!
Quando raccontai a mio padre l'esito dell'incontro faccia a faccia con lo "schiavista" fece una cosa che mi dette molto fastidio...
Telefonò al mio datore di lavoro.
Diciamo che questa mossa da "papà in difesa della figlioletta" mi fece sentire piccola piccola ma, col senno di poi, credo che sia stata un'ottima cosa.
Mio padre riferì di aver parlato con lui in modo educato e di averlo fatto ragionare sulla questione ferie come diritto di ognuno, e sottolineando il fatto che l'agenzia premeva per bloccare il volo che mi interessava.
Fatto sta che il mattino successivo ebbi la notizia ufficiale che potevo andare in ferie dal giorno... al giorno... di settembre.
E così potei prenotare e gustarmi la mia prima vacanza da sola all'estero.

L'anno successivo, nel mese di febbraio, venni chiamata ai seggi elettorali come scrutatrice alle elezioni.
Feci presente a lavoro che mi sarei assentata per assolvere il mio dovere.
Accadde di tutto...
Prima di tutto mi venne "suggerito" che sarebbe stato meglio rinunciare a questa cosa.
E quando feci presente che per rinunciare avrei dovuto avere delle motivazioni più che valide, iniziarono le liti.
Andò a finire che presenziai ai seggi per svolgere il mio compito e quando rientrai a lavoro lavorai la mattina in modo sereno e alla chiusura del negozio alle ore 13 mi venne comunicato da una collega (mia superiore), che potevo ritenermi in ferie.
Mi arrabbiai moltissimo perché per avere le vacanze avevo dovuto penare e quelle invece mi apparivano come ferie obbligate, un castigo per avere assolto un dovere verso lo stato.
Ebbi la felice idea di chiedere spiegazioni all'ufficio del personale del mio datore dato che lui era irreperibile (solo per me, ovvio).
Avevo il dubbio che lui non potesse fare una cosa del genere e volevo sapere con certezza come funzionasse questa cosa, ma questo non fece altro che farlo arrabbiare ancora di più.
E dire che mica mi ero rivolta ai sindacati!?!

sabato 16 ottobre 2010

Continuazione della storia iniziale...

Dopo innumerevoli parentesi attuali... continuerei col raccontarvi la soap opera del mio primo luogo di lavoro.

Come vi ho accennato sono tanti i ricordi belli che associo a quel luogo, ma come in tutte le storie non è stato tutto rosa e fiori.
C'è stato un tempo (bello) in cui ho conosciuto Lia e fatto amicizia con altre colleghe che mi hanno permesso di trovare il mio "Lui", l'amicizia con alcuni clienti che rimarranno per sempre nel mio cuore, e poi il tracollo lavorativo.
Il mio datore di lavoro "playboy" inizialmente buono ha poi fatto scoprire la sua vera natura.
Faceva la "cresta" sulle ore ed ogni mese mi toccava fargli notare che le ore lavorate effettivamente non combaciavano con quelle pagate.
Oltre questo c'erano delle situazioni poco chiare legate ai contratti di alcuni dipendenti.
Caso eclatante è stato quello legato ad una ragazza che "all'insaputa" di tutti lavorava in nero.
Quelle rare volte in cui si presentava un controllo lei "spariva" dal negozio per qualche ora per poi tornare tranquillamente.
Non capivo come lei potesse sopportare questa situazione. Non aveva alcuna tutela.
In caso di infortunio o malattia lei non veniva retribuita...
In più non aveva diritto ad andare in ferie perché a fronte della legge lei non esisteva in quel negozio.

Poi, lui, faceva terrorismo psicologico oltre che fisico.
Ricordo un caso che mi sconvolse a tal punto da cercare di essere "l'eroina" della situazione.
Una collega in stato interessante di 5 mesi che continuava a rimandare la maternità è stata obbligata a spostare DA SOLA pedane pesanti come quella dell'acqua o dello zucchero con il muletto a mano.
E' stato a quel punto che sono intervenuta per aiutarla fisicamente nello spostamento e lei era completamente impaurita dal fatto che questo atto potesse ripercuotersi sulla durata del suo contratto...
Io non ci potevo credere.
Per lei era più importante il lavoro della vita del suo bambino.
Mi ribellai parlando col titolare e lui, probabilmente per il timore che potessi denunciarlo, smise di farle fare lavori pesanti.
Dopo poco tempo assunse anche legalmente la collega che aveva lavorato in nero.

domenica 26 settembre 2010

Resoconto di un meraviglioso incontro.

Venerdì 24 Settembre è iniziata la mia giornata come al solito: levataccia delle 4.45 per andare al lavoro.
Tre ore solamente ma intense.
Rientro a casa e "riposino" perchè Leo da 9 giorni prende gli antibiotici e porta il "collare di Elisabetta" per un granuloma da leccamento ad una zampa e la notte fra giovedì e venerdì alle 3 decide di svegliarmi in preda ad una "crisi di nervi" per via del collare che gli impedisce il normale movimento.
Quindi, dicevo, riposino perchè mi si chiudono gli occhi dalla stanchezza.
Pranzo e poi... l'attesa.
Attesa di un incontro che dovrebbe avvenire alle 14.
Un incontro con una ragazza, una blogger. Precisamente, questa blogger: Gaijina!!
Il tempo non passa, mi sento emozionata e curiosa di incontrare una persona che "conosco" da diversi mesi tramite il blog.
Continuo a pensare a come possa essere fisicamente, io la immagino in un certo modo mi sono fatta un'idea resta da vedere se la mia idea coinciderà con la realtà.
Poi, mi chiedo: di cosa parleremo? Ci sarà un silenzio imbarazzante fra 2 persone che non si sono mai viste?
Ecco che finalmente giunge il momento di andare a prenderla per poi recarci ad un bar presso il lago.
Sono ferma con la mia auto in attesa che lei arrivi, fuori il diluvio.
Le avevo detto via mail: andiamo al lago così avremo una bella vista e godremo degli ultimi sprazzi di estate!
Ma il tempo pazzerello ha deciso di rispettare l'arrivo dell'autunno con pioggia e abbassamento della temperatura...
Osservo le macchine sfrecciare immaginando che su una in particolare ci sia lei.
Mi arriva un sms: Delia sono nel parcheggio della "Maison" tu dove sei?
Io sono al di fuori del locale chiuso dall'altra parte della strada, faccio inversione ed entro anch'io nel parcheggio.
E lei è lì...
Ci salutiamo e ci presentiamo "ufficialmente" sotto il suo ombrello.
E' stranissimo... e bellissimo...
La invito a seguirmi con l'auto verso il locale sul lago.
E davanti ad un caffè ed una tazza di the iniziamo a parlare come se ci si conoscesse da una vita...
E' strano perché non esiste imbarazzo, tutto avviene in modo naturale e lei è veramente una bella persona.
Lo avevo capito già dal blog ma di persona è anche meglio.
Condividiamo molti pensieri, la passione per i viaggi e tanto altro.
Il tempo vola letteralmente...
Spero possano susseguirsi altri incontri, magari anche in Cina!!
Torno a casa con un bagaglio di esperienza in più.
Tante cose da raccontare al mio "Lui" di una ragazza dolcissima...
Grazie Gaijina, grazie davvero!

Delia

sabato 11 settembre 2010

Figuracce.

In questo periodo il lavoro mi pesa come un macigno.
Motivo per cui a volte mi scopro ad essere poco tollerante.
Oppure, può darsi che dopo tanti anni certe situazioni che si ripetono all'infinito comincino a darmi sui nervi.
Giovedì pomeriggio ero in cassa.
Si avvicina una tizia con 4 bambini maleducati e urlanti al seguito.
Comincia a scaricare il cesto GETTANDO la merce sul nastro e gridando dietro ai figli.
Con la coda dell'occhio noto che abbandona qualcosa nelle avanti casse.
Guardo meglio e scorgo una collana di salamini.
Aspetto che si avvicini per riporre la roba nei sacchetti e pagare e come minimo mi aspetto che mi dica dei salami ma... nulla.
Allora sono io a chiederle se sia stata lei a lasciarli lì, alla sua risposta affermativa mi ribolle il sangue.
Fingo un sorriso e le chiedo di passarmi i salami aggiungendo che quello non era il posto giusto per lasciarli e sottolineando che è prodotto da frigo e anzi, la invito a riportarli dove li ha presi.
Lei si scoccia, sbuffa e obbliga la figlia più grande a portarli al loro posto.
Nel frattempo termino il conto, lei mi urla che paga con i ticket restaurant e me li sporge.
Controllo data e firma.
Sono intestati a lei. Lei che lavora PRESSO L'ASL!!!!
L'avrei menata!!!
Complimentoni alla signora che magari è una di quelle che per lavoro multa i supermercati che non rispettano le norme igienico sanitarie, ma che abbandona la merce da frigo in giro!!!
Bell'esempio.

lunedì 6 settembre 2010

Stranezze

Venerdì pomeriggio.
Sono in cassa.
Si presenta una cliente abituale, donna di mezza età.
La signora paga sempre con il bancomat ed ogni volta mi lascia perplessa.
Le dico il totale della spesa e lei comincia a scartabellare nella borsa alla ricerca del solito pezzo di plastica, un'etichetta arancione di una nota bibita gasata. Con due dita tiene l'etichetta e armeggia nel portafoglio nel tentativo di tirare fuori il bancomat che mi porge tenendolo pinzato nella plastica.
Io lo prendo e lo passo. Lei digita il pin e poi quando le sporgo nuovamente il bancomat lei tenta di prenderlo e ritirarlo nel portafoglio utilizzando la carta plastificata...
Io la osservo e mi chiedo: perché tutto questo "rito" quando basterebbe tenerlo fra le dita, dato che il più delle volte le cade per terra?
Mistero.

lunedì 23 agosto 2010

Buongiorno!!! Cornetto caldo?



Buongiorno a tutti.
Oggi giornata di riposo settimanale.
Così ieri sera ho pensato di tirare fuori dal congelatore un pacco di cornetti alla crema acquistati al discount.
Sistemati nella teglia con carta da forno (necessitavano di 10 ore di lievitazione), stamattina cottura a 220 gradi per un quarto d'ora.
Sono venuti... leggermente abbrustoliti ma molto buoni.
Spero gradirete!!
Delia

giovedì 19 agosto 2010

L'arte del riciclo




Ieri, pranzo riciclato.
Martedì, infatti, al mercato ho acquistato due cosce di pollo arrosto ma ne abbiamo mangiata una sola quindi, come riciclare la seconda?
Purtroppo non ho pensato a fare foto delle varie fasi di preparazione, mi perdonerete... E' la prima ricetta che pubblico. :)

INSALATA FREDDA DI COUS COUS E POLLO

Ingredienti per 2 persone:

1 sovracoscia di pollo arrosto (avanzo del giorno prima....:p)
1 pomodoro
10 olive nere denocciolate
1 limone
olio evo q.b.
sale
acqua fredda q.b.
1 presa di origano
prezzemolo
2 cucchiai di olio al limone (facoltativo)
4 tazze di cous cous

Sistemare il cous cous in una insalatiera.
Spremere il limone.
Miscelare metà del succo con un bicchiere d'acqua e versare sul cous cous. Miscelare con una forchetta e lasciare che il cous cous assorba il liquido. Lasciare riposare un minutino.
Dare una rimestata per sgranarlo e aggiungere un'altro mezzo bicchiere d'acqua.
Si va avanti così, aggiungendo acqua, rimestando e lasciando riposare fino a quando il cous cous gonfia raddoppiando di quantità.
Ogni tanto assaggiare fino a trovare la giusta "cottura" del cous cous.
Nel frattempo, con le mani, spolpare la coscia di pollo (dopo averne tolto la pelle) riducendola a tocchetti.
Lavare il pomodoro, svuotarlo dai semi e ridurlo a dadini. Condirlo con sale, olio evo, la presa di origano.
Tagliare le olive a rondelle.
A "cottura" del cous cous avvenuta, salarlo e condirlo con olio evo e olio al limone.
Aggiungere il pomodoro, la coscia di pollo sfilettata, le rondelle di olive.
Aggiungere del prezzemolo tritato (io non ne avevo...).
Assaggiare l'insalata e aggiustare eventualmente di sale e olio.
In ultimo aggiungere la metà di succo di limone.
Lasciare riposare mezz'ora mescolando ogni tanto.
E' più buona l'insalata se viene fatta al mattino per la sera.
Rimane leggera e con un lieve retrogusto di limone.
Fresca per l'estate ma buona anche d'inverno avendo cura di mangiarla a temperatura ambiente.
Buon appetito!!!
Delia

lunedì 16 agosto 2010

Ma che freddo fa?!?

Oggi 16 Agosto fa freddo come fosse il 16 Ottobre...
Anche in casa sembra essere finita l'estate.
Fino ad un paio di settimane fa avevamo infatti 30 gradi costanti notte e giorno.
Leo passava i pomeriggi ansimando per il caldo e andava da una stanza all'altra alla ricerca del fresco.
Questa mattina invece passa da una cestina all'altra alla ricerca del caldo.

Ieri sono andata con il mio Lui ad aiutarlo in un lavoro ma poiché le strade erano deserte siamo arrivati sul luogo di lavoro con largo anticipo, così abbiamo approfittato della vicinanza di un outlet e siamo andati a fare un mini-shopping.
Un outlet carino sulla strada che molti fanno per tornare a casa dal mare e infatti il 90 per cento della gente sfoggiava una tintarella caraibica che stonava con il nostro grigiore cittadino.
Saremmo stati un'oretta circa a girovagare fra i negozi pensando di uscire da lì con una moltitudine di buste piene di abiti per noi, invece, come due "bravi genitori" abbiamo fatto acquisti esclusivamente per il nostro cucciolotto.
Cesta nuova di zecca per i dolci sonnellini di Leo, biscottini al cacao di carrube, ossicini di pelle di bufalo...
Va beh, ho anche comprato i miei primi stampi in silicone per torte. :))

Appena rientrati a casa Leo è letteralmente impazzito per i biscotti che mandavano un profumino simile a quello degli amaretti.
E si è subito sdraiato nella nuova cesta. E, data la bassa temperatura in casa, è iniziato lo strazio dato dal suo abbaiare per "dirci" che dovevamo coprirlo con la sua copertina!!
Questo è un vizio che gli ha dato Lia.
La sera, infatti, Leo dorme accanto al divano mentre noi si guarda la televisione e Lia l'ha abituato da sempre a coprirlo come un fagottino solo che lui non è un cagnolino normale che dove si mette rimane, dopo qualche minuto si agita girando e rigirando. E soprattutto si scopre... ed ecco che scatta "l'abbaio" per richiamare la nostra attenzione e obbligarci a coprirlo nuovamente.
Ora che Lia si è trasferita tocca al mio Lui portare avanti il vizio.
Io mi innervosisco tutte le volte perché Leo ogni quarto d'ora inizia a brontolare rendendo agitata una semplice serata davanti alla tv.
Siamo completamente succubi di un esserino pelosetto... :))

domenica 15 agosto 2010

Ferragosto

Buon ferragosto a tutti!
A chi lavora :( e a chi (beati loro?) si trovano al mare in mezzo alla bolgia di una spiaggia a cercare un angolino dove sistemare l'asciugamano, fra schiamazzi di bimbi e urla di mamme che li richiamano all'ordine.
Acidina? No, e nemmeno invidiosa.
Dopo la giornata di ieri, passata chiusa al supermercato per 10 ore in mezzo al casino, difficilmente sopporterei il caos di una spiaggia sovraffollata.
Oggi (pseudo) riposo.
Si, perché purtroppo a lavorare oggi sarà Lui.
Ed io gli terrò compagnia.
Ieri come dicevo, giornatona impegnativa.
Negozio invaso di gente nonostante il diluvio.
Ma non erano tutti in ferie?!?
Probabilmente molti sono rientrati o forse, per via della crisi, tanti approfittano di vacanze mordi e fuggi: fine settimana al mare per poi rientrare.
Ovviamente anche ieri non sono mancate le "chicche" di quelli che ti chiedono (ad esempio) l'acqua VALMOiRA o l'acqua Lilia; per non parlare di quelli che assolutamente non trovano lo "spirtu" ... (?????)
E tu sei lì, ti chiedi cosa mai sia questa cosa... Forse si tratta dell'alcol puro per fare i liquori?
La risposta è no...
Allora chiedi se debba essere utilizzato per disinfettare le ferite o se si tratti di alcol denaturato, ma dimentichi che chi hai davanti è un uomo anziano spedito dalla moglie con tanto di foglietto con una sola scritta: Spirtu...

E avanti così, con domande assurde del tipo "dove sono i gelati?" perché certo, dove vuoi che siano i gelati? Forse in macelleria??!? E bada bene che non ti chiedono dove sia la corsia dei surgelati... E' che proprio non hanno idea di dove si tengano i prodotti congelati!!! Lo giuro.
Dopo 11 anni di questo lavoro ho compreso come taluni non vadano al di là del proprio naso.
Per pigrizia pongono domande futili per il semplice motivo che è più comodo chiedere che pensare o, peggio, leggere...

Ieri ero in cassa.
In coda una decina di persone.
Una signora sola con una montagna di roba da imbustare si sofferma su un cartoncino attaccato al detersivo dei piatti appena acquistato, con la scritta VINCI. Anziché leggere a casa, pensa prima a chiedere a me di cosa si tratti.
Alla mia risposta "Non ne ho la più pallida idea, il prodotto arriva così dall'azienda produttrice" la signora che fa? si piazza lì a leggere bloccando tutto!
Altra stranezza accadutami ieri (in realtà capita spesso), nel momento in cui sono a corto di moneta motivo per cui la chiedo al cliente, ecco che questo tutto stizzito mi risponda: "io ce l'ho, ma così me la porta via tutta eh!" .
Non riescono a comprendere ed io divento matta...

Ma la ciliegina è questa:
clienti in coda parlano fra loro, li sento che dicono che "non è giusto che noi si debba lavorare anche a ferragosto, ma dove andremo a finire di questo passo? ci obbligheranno a tenere aperto anche la notte?" poi è il loro turno, io faccio loro il conto ed al momento del saluto la fatidica domanda: "domani siete aperti vero?" ed io: "si" e loro: "tutto il giorno vero?" ed io: "no, solo fino alle 13" e loro: "ma come?? il pomeriggio no? allora mi tocca venire in mattinata..."
Pensa te, la coerenza...

mercoledì 28 luglio 2010

SOS torte!!

Non mi hanno sequestrata...
E' che sono ricatapultata nella routine frenetica del lavoro.
Turni lunghi e tante ore di straordinario, per non parlare della sveglia che suona imperterrita all'alba.
Questa sera "abbandono" il mio lui per una cena con amiche.
Ognuna porterà un piatto ed io ho optato per il dolce. Così ieri sera mi cimento nella preparazione di una torta scovata sul sito di giallo zafferano: torta al cioccolato con amaretti e albicocche.
In cucina un profumino... poi però, una volta freddatasi l'amara scoperta: la torta tende ad aprirsi.
Decido di lasciarla riposare e oggi, non appena tornata da lavoro, decido di spolverarla di zucchero a velo per nascondere le magagne ma... aiuto!! La torta è impresentabile.
Non solo è spaccata al centro, ma anche lateralmente si sbriciola...
Urge un'altra torta.
Mi metto all'opera e preparo una cheesecake marmorizzata la cui ricetta ho trovato sul blog "i dolci di Laura".
E' la seconda volta che la preparo quindi non dovrei commettere errori.
Peccato che anche questa abbia deciso di farmi infuriare spaccandosi al centro.
Ma perchè???
Pazienza.
La porterò così.
Speriamo almeno sia buona.
Però... che nervi!!!
Non mi era mai successa una cosa del genere...
Si accettano consigli!! Grazie infinitamente.
Delia

mercoledì 30 giugno 2010

Domani

Domani torno a lavoro.
Rientro facendo il mattino.
Sveglia alle 5.20.
Domani mattina quando suonerà la sveglia spero di ricordare che dovrò alzarmi...
Ed è (ovviamente) arrivata la tanto sospirata estate.
Ed io sono pallida come un mese fa. Riposata si, ma il pallido della mia pelle... accecherà i miei colleghi :).
Resoconto di questo mese di ferie forzate:
-stirato
-lavato
-andata a ballare. Con la mia migliore amica. 3 volte.
-preso tanta pioggia
Eh si... il tempo non mi è stato per nulla di aiuto. Ed ora che mi tocca rientrare, il sole splende.
Uff...
Sono contenta di rientrare a lavoro, e nello stesso tempo mi pesa tantissimo.
Niente terme. Nemmeno un misero pomeriggio.
Faceva troppo freddo, non ero motivata.
Spero di riuscire ad andarci non appena avrò una giornata di riposo settimanale.
Buona giornata.

domenica 20 giugno 2010

Amicizia... e malinconia.

Capita a volte di vivere una giornata storta.
Sarà anche per colpa del meteo, tutta questa pioggia non facilita certamente il buon pensiero.
E così ti alzi al mattino con una malinconia addosso che non ti lascia serena.
E neppure il sorriso più dolce del tuo compagno, o un suo abbraccio, sono di aiuto a sciogliere quella sensazione.
E la tua mente rimugina su cose, persone, parole e situazioni.
Mi manca terribilmente Lia.
Mi manca davvero la sua voce, la sua risata coinvolgente, mi mancano i nostri lunghi discorsi e i suoi consigli.
Mi manca la sua vera amicizia, dono prezioso.
Mi manca il pensiero che tutto ciò che le dico rimarrà chiuso come in uno scrigno per sempre.
E mi manca il momento assoluto che si crea fra noi quando parliamo.
Il momento in cui sedute a gambe incrociate sul divano davanti ad una tazza bollente di the si parla a cuore aperto.
E la consapevolezza della purezza della sua amicizia.
Perché l'amicizia, quella vera, è un'alchimia fra persone. Un legame indissolubile.
Quando capita quella dannata giornata storta, metti tutte le persone che ti girano attorno sulla bilancia e trai le conclusioni.
Depenni tutti quelli che tutto sommato non ti danno nulla, e quando tiri la riga per fare la somma sono davvero poche le persone vere.

Ieri era uno di quei momenti.
Mi alzo dopo avere passato una notte agitata. Sonno pari a zero. Notte di quelle che ti giri e ti rigiri mentre i pensieri ti affollano la mente.
Mi alzo e vago per la casa alla ricerca di qualcosa che mi distragga.
"Lui" mi guarda pensieroso perché sa che la giornata che mi si prospetta non sarà delle migliori.
Chissà forse mi aiuterà a trovare il bandolo della matassa.
Decido di uscire per andare al mercato.
Camminare fra le bancarelle mi rilassa.
Faccio un lungo giro e quando decido di tornare a casa la mattinata volge al termine.
Sono sempre sopra pensiero e giunta davanti alla mia abitazione non presto attenzione alle auto parcheggiate.
Apro la porta e a voce alta annuncio di essere tornata.
La porta della cucina è chiusa ma nell'ingresso si sente comunque profumo di salsa al pomodoro fresco.
Lascio sul pavimento le buste della spesa ed entro spedita in camera a cambiarmi.
Poi, riprendo i sacchetti ed apro la porta della cucina.
La tavola è apparecchiata per quattro e nella stanza non c'è nessuno.
Solo una porta aperta, quella del balcone.
Ma la tenda mi impedisce di guardare fuori.
Mi volto verso il frigo e alle mie spalle la sensazione della presenza di una persona.
Ed una voce, inconfondibile:
"Amica!!! Giornata storta? Sorpresa!!"
Mi giro e vedo Lia con una torta enorme e poi il suo ragazzo ed il mio!
Ok. Si scioglie quella sensazione di dolore allo stomaco e la giornata mi appare diversa seppure fuori abbia ricominciato a piovere.
Le tolgo la torta dalle mani e l'abbraccio forte.
E poi ringrazio il mio "lui" per la meravigliosa sorpresa.
La casa mi sembra più luminosa e calda.
Corro in cantina a prendere una bottiglia di vino e mentre rientro in casa rimango per un istante nel corridoio ad ascoltare le voci delle persone che più amo al mondo...

martedì 15 giugno 2010

"Mi è sembrato di vedere un uomo..."



Questa mattina esco per fare la spesa.
Appena fuori dal mio giardinetto vengo fermata da una vicina di casa. La classica vicina curiosa che vuol sapere vita morte e miracoli del vicinato.
Mi parla con stampata sulla faccia grinzosa, un sorriso di chi la sa lunga:
"Mi è sembrato di vedere un uomo qualche ora fa, a spasso col tuo cane."
"Ah, si. Il mio fidanzato."
"E passa così presto per fare uscire il tuo cane?"
"Beh... no. Non c'è bisogno che lui venga qui di mattina presto, visto che lui E' GIA' QUI. Perché ABITA QUI."
"E quella... tua amica? State qui tutti insieme?!?"
"Certo!! Dividiamo tutto noi. La saluto, buona giornata."
Avreste dovuto vedere la sua faccia sconvolta!
Sono convinta che quella donna abbia sempre creduto che io e Lia fossimo lesbiche.
Probabilmente per una persona di una certa età suonerà strano vedere che due ragazze vivono da anni sotto lo stesso tetto...
Magari ha anche pensato che il viavai di amici da casa nostra fosse in realtà la copertura di una relazione omosessuale.
Per questo, quando mi capita l'occasione, faccio in modo di sconvolgerle la giornata facendole credere quello che vuole.
Tanto, comunque, le piace vedere quello che vuol vedere. E a prescindere da ciò che le racconto lei in ogni caso spettegolerebbe.

PROVE DI CONVIVENZA: I SEGNALI CHE DETERMINANO IL CAMBIAMENTO.
La convivenza è un cambiamento che sconvolge il modo di vivere e di pensare di due persone.
Da una settimana a questa parte mi trovo a ricercarne i segnali evidenti nella mia casa e nella mia mente.
Ieri ad esempio pensavo: come dovrei definire il mio "lui"?
Dovrei chiamarlo "ragazzo"?
Oppure "convivente"?
E' sbagliato se gli affibbio il titolo di "marito"?
E questa mattina rientrata dal supermercato, nel riporre la spesa guardavo ciò che avevo acquistato.
Non più solo verdure, insalata, frutta, riso, pasta e qualche fettina di carne (bianca) da fare ai ferri... Ma vere e proprie bistecche, salsiccia, pollo a tranci, pane, salumi e formaggi.
E nel mobile in cucina non più solo fiocchi di mais e biscotti dietetici, ma nutella, marmellata e "schifezze" varie.
Non che prima io e Lia non si comprasse certe cose, ma poiché siamo entrambe mooolto golose abbiamo sempre fatto in modo di non avere in casa certe tentazioni se non in caso di preparazione di un dolce.
E vogliamo parlare delle modificazioni nel mio bagno?
Fino ad una settimana fa nel mobiletto potevi trovare solo latte detergente, dischetti levatrucco, deodorante, cremine varie antirughe ed anticellulite... Ora, fanno bella mostra di sé schiuma da barba, rasoio e dopobarba.
In compenso il mio spazzolino da denti non è più accompagnato da quello rosa di Lia, ma da un vero spazzolino maschio!
Devo solo tenere a mente di abbassare la tavoletta del wc prima di sedermici sopra ancora assonnata.
E, dulcis in fundo: passerei le ore a guardare "lui" mentre si fa la barba...

Certamente la questione televisione è cosa delicata: non appena la mia metà si è trasferita a vivere da me, si è impossessato del telecomando. E, ovviamente, i programmi che segue in questo periodo sono monotematici: calcio, calcio e ancora calcio.

Anche la camera di Lia ha subito delle modifiche.
Abbiamo acquistato da Ikea una scrivania che ovviamente "lui" ha montato senza molti problemi e soprattutto senza guardare le istruzioni (io e Lia una volta non siamo nemmeno riuscite a capire da che lato guardare il foglio illustrativo!), e diciamo che la stanza dovrebbe diventare un ufficio.

E se per me la convivenza è motivo di emozione, sicuramente per il mio cane Leo è un po' come subire un (piccolo) trauma.
Lui non è più il maschio di casa unico, il più coccolato e viziato, quello "beato fra le donne".
La prima notte è entrato silenziosamente nella camera di Lia, probabilmente per darle la buona notte come abitualmente faceva
ma non avendola trovata si è accucciato ai piedi del suo letto ad aspettarla.
E dopo un'ora è entrato in camera mia, ehm... nostra, e vedendo il suo posto sul letto accanto a me usurpato dal mio lui, con fare scocciato è saltato sopra e ringhiando quasi si è seduto esattamente in mezzo a noi!
E' sceso solo un attimo per andare a recuperare il suo ossicino finto per poi risalire e dormire tutta la notte in mezzo.

E dire che non è mica la prima volta che il mio ragazzo dorme a casa mia...
Ma lui ha capito bene la situazione.


UN ALTERNATIVO ROMANTICO
Il mio uomo è sempre stato romantico.
In 11 anni si è spesso presentato con un regalo anche al di fuori delle feste comandate.
E talvolta con regali inusuali. Alternativi.
Poiché ho paura dei topi lui una volta mi ha regalato una coppia di topini. Davvero!!
Ora, decidendo ufficialmente di convivere
poteva mica presentarsi con un semplice, scontato, mazzo di fiori?
Eh no.
Lui mi è entrato in casa con valigia e borse varie e... una pianta di ananas ed una di nepenthes ventrata: una pianta carnivora!!

lunedì 14 giugno 2010

Correva l'anno... 1998. Inizio di una lunga storia d'amore.

Era il 1998 quando entrai "legalmente" nel mondo lavorativo presso il discount.
Anno in cui conobbi Lia e, 11 mesi dopo di quello stesso anno, anche il mio fidanzato.
Sempre per mezzo di una collega.
S. era già sposata con G. e sapeva che non avevo il ragazzo.
Dopo qualche tempo che ci frequentavamo al di fuori del lavoro, mi disse che aveva un amico da farmi conoscere.
Io non ho mai amato gli incontri al buio e proprio non volevo saperne di conoscere alcuno.
S. ha insistito alcuni mesi perché vedessi almeno una volta questo ragazzo.
Mi raccontò che lui era solito venire in negozio e che mi aveva notata e gli ero piaciuta da subito.
Me ne fece una descrizione ma io proprio non lo ricordavo.
Un giorno, probabilmente per sfinimento, le dissi che ero d'accordo sul fatto di conoscerlo a patto che lui venisse prima a presentarsi in negozio.
E fui anche molto ferma riguardo alla prima uscita: doveva avvenire in gruppo.
Avvenne così che ogni giorno, al passaggio di un ragazzo mi chiedessi se fosse "lui"...
E da qui la figura tremenda che feci.

Ricordo che era un sabato pomeriggio ed un ragazzo era fermo davanti al banco gastronomia in attesa di essere servito.
Era un bel ragazzo e quando toccò il suo turno venne servito dalla sottoscritta.
Cominciai col chiedergli cosa gli servisse e lui chiese il pane.
Continuai col tagliargli del prosciutto e quando gli chiesi se volesse altro lui rivolse a me un grande sorriso e mi rispose che aveva bisogno del... mio numero di telefono!
Immaginate la mia sorpresa??
Gli chiesi se era l'amico di S.
Lui rimase interdetto per un attimo e poi mi disse di si.
Io, per esserne certa davvero gli dissi il cognome della collega e lui lì rispose di no.
E già... perché nel negozio presso cui lavoravo erano in due a chiamarsi S.!!
Diventai rossa come un peperone e ammutolì.
Lui rise e cercò di togliermi dall'imbarazzo.
E mi chiese se ero comunque disposta a dargli il numero di telefono.
Lo ringraziai e lo liquidai dicendogli che ero già occupata.
Raccontai l'accaduto alla mia mia collega e organizzammo una cena a sei.
Lei e il marito, una coppia di loro amici, io e... il misterioso amico di S.
Arrivò la fatidica sera dell'incontro.
Inutile stare a raccontarvi il nervosismo e la lunga fase di preparazione...
Già dividevo l'appartamento con Lia e ricordo che lei passò due ore a ridere guardandomi smontare l'armadio alla ricerca dell'abito adatto.
"Questo no, questo forse, questo vestito troppo corto, quello troppo lungo, questo troppo serio..."
Alla fine venni a capo della situazione ed uscì, come al solito, con un paio di jeans e maglia.
S. e marito vennero a prendermi a casa con la coppia di amici e andammo al ristorante dove "lui" ci stava aspettando.
Era lì, in piedi davanti alla sua auto.
Ed era... bellissimo...
Alto, capelli scuri e gli occhi di un blu da mozzare il fiato.
Me ne innamorai all'istante.
Non ricordo molto della cena, ricordo solo che nonostante il brusio della sala piena di gente io ero completamente persa nei suoi occhi.
Gli amici parlavano ma io continuavo a guardare lui e sentire solo la sua voce.
Penso di avere mangiato pochissimo e parlato tantissimo con lui.
La sensazione era quella di conoscerlo da sempre, e ne ero completamente affascinata...
Alla fine della cena non osavo chiedergli il numero di telefono così gli raccontai l'aneddoto del ragazzo avvenuto la settimana precedente e dopo averlo fatto ridere lui mi scrisse su un foglietto il fatidico numero ed io gli diedi il mio.
Ci credete se vi dico che in quel momento mi parve di sentire le campane suonare?

Passarono alcuni giorni di attesa, io stavo nel silenzio della mia cucina ad osservare il cellulare nella speranza di sentirlo suonare.
Lia mi guardava e rideva.
Fu lei a suggerirmi di chiamarlo.
Presi il coraggio a due mani e telefonai.
E da lì ebbe inizio la nostra storia d'amore...
Ricordo che ogni volta che uscivo con lui l'incontro terminava con me che sottolineavo la bellezza dei suoi occhi.
Erano veramente particolari.
Blu come il mare...
C'è stato fin dal primo momento un affiatamento particolare, un trasporto che mai mi era capitato nella vita.
Sentivo che era "il mio lui", quello della vita...
Non parlai subito di lui ai miei genitori, ma mi confidai con mia zia Jolanda una delle sorelle di papà. Una "zia amica". La "pazza di famiglia". La zia moderna che ognuno dovrebbe avere. (Ma di lei vi parlerò poi... merita un capitolo a parte.)
Comunque... a lei parlai di lui e di quanto ne fossi innamorata.
Le raccontai della sua vita, di cosa facesse, di quanto bene mi facesse stare e... degli occhi blu.
E ben presto organizzai con lui di andare per un caffè a casa di zia.
Zia abitava con marito e figlie in una villetta fuori Torino e sotto il loro appartamento quello di uno zio (cognato di zia), che conquistò l'amicizia del mio amore davanti ad un bicchierino di mirto casalingo.
Le mie cugine e gli zii rimasero piacevolmente colpite dal mio lui.
Ed io... cotta a puntino!

Dopo un mesetto che ci frequentavamo, un fine settimana organizzammo di passarlo a casa del fratello del mio lui ad Asti.
"Mio cognato" e la moglie erano via in vacanza a casa di amici e avevano detto al mio ragazzo di dare una controllata ogni tanto alla loro casa.
Eravamo io, il mio lui, e S. con suo marito.
La casa del fratello si trova in una frazione fuori Asti, immersa nel verde ai piedi di una collina.
Fuori c'era la neve a fare da cornice ad una situazione da favola.
Dentro, il calore del caminetto acceso.
Preparammo la cena, e dopo si parlò del più e del meno.
Il mattino dopo una colazione tutti insieme e poi fuori a passeggiare e giocare nella neve.
Prima di rientrare a casa notai gli occhi arrossati del mio ragazzo ma non diedi molto peso.
Alcune sere dopo, la confessione.
Dopo avere fatto l'ennesimo complimento lui mi disse che i suoi occhi blu erano merito delle lenti a contatto colorate.
Io rimasi senza parole. Poverino... lo avevo stressato con 'sta cosa degli occhi e lui non si era osato dirmi che fossero "artificiali".
Ed ha pure rischiato una congiuntivite perché in quel fine settimana non si era potuto togliere le lenti per 48 ore!!
Ma la cosa assurda non era solo quella che non me fossi accorta, ma che ne avessi sbandierato a tutto il mondo la particolarità.
Resta il fatto che io e lui dopo 11 anni (a novembre saranno 12) siamo ancora qui, uniti più che mai.
Ed ora viviamo insieme...






giovedì 10 giugno 2010

E' in arrivo l'estate.

Così dice la tivù, la radio ed i giornali.
E' in arrivo l'estate, accompagnata da tanta afa...
Ma qui, nel nord-ovest non se ne parla proprio di vedere l'estate fare capolino.
Semmai qui la temperatura è pure scesa.
Non fa proprio caldo...
E poi la pioggia.
Qui proprio non se ne parla di vedere il sole.
Uff... e te pareva che ora che sono a casa da lavoro non possa prendere manco un po' di colore...
Comunque, per la cronaca, mi hanno telefonato ieri da lavoro.
Ricomincio il primo di luglio. Come sostituta di una maternità fino a gennaio.
Oggi andrò a portare i documenti per il contratto.
Altre novità non ce ne sono.
Anzi una si...
Convivo!!!
Il mio lui ora vive con me, a casa mia.
Lia si è trasferita "ufficialmente" dal suo ragazzo.
Mi manca tantissimo...
Mi mancano soprattutto le lunghe chiacchierate a tutte le ore del giorno e della notte.
Mi manca la sua risata...
Ma era giunto il momento anche per lei di... mettere la testa a posto.
Ed anche per me, dopo 11 anni di fidanzamento.
Quindi... vita nuova di zecca!!

lunedì 7 giugno 2010

Aggiornamento.

Ieri mattina parto e vado da papà e mamma per passare la domenica con loro.
Entro in casa e saluto mamma, lei mi bacia mi guarda e mi dice: "Uuuh! Ma guarda i capelli, si sono proprio scoloriti!!"
Immaginate la mia faccia??
"Mamma ma che dici? Sono andata dal parrucchiere venerdì ed ho rifatto la tinta!?!"
E lei: "Ah, si, volevo dire quello. Il colore è più vivo..." o.O
Senza parole...

venerdì 4 giugno 2010

Una cassiera distratta

Eccomi qui, in pausa contratto.
Da che sono a casa ne approfitto per fare alcuni lavoretti di pulizia arretrati.
E poi penso un pochino anche a me stessa, con risultati... non proprio da persona col cervello sano.
Ossia, primo giorno di relax:
porto il cane a passeggio e passando per i boschi mi devasto le braccia di graffi.
Tornata a casa decido di disinfettarmi, vado in bagno e prendo una boccetta.
La apro e verso sui tagli.
Brucia da morire... ma penso che se non altro sta facendo il suo dovere di disinfettante
se non fosse che ho sbagliato flacone e mi sono versata del buon... ACETONE PER UNGHIE.
Sciacquo ripetutamente e penso che il cervello ogni tanto uno dovrebbe utilizzarlo a modino!

Giusto per rimanere in tema con l'acetone, penso bene di mettere lo smalto alle unghie, rosso.
Come una vera femmina...
Peccato che io sia una femmina malfatta perché credo di essere l'unica al mondo che non sia capace di mettere lo smalto in modo decente e mi ritrovo con sbavature in ogni dove...
E, dopo aver rimediato, al primo lavaggio di piatti le mie unghie non appaiono proprio come quelle delle casalinghe del famoso telefilm americano...

Oggi decido di andare a fare i capelli dal parrucchiere.
Dopo ben 4 ORE finalmente ho la tinta e la piega fatta.
Penso "Ho fatto 30, facciam 31" e chiedo al parrucchiere di darmi un'aggiustata alle sopracciglia.
Non appena finisce mi guardo allo specchio e noto che i due lati non sono simmetrici!!
Un'attaccattura non corrisponde all'altra.

Bene bene...
Sono a casa da soli 4 giorni.
Come inizio non è male.

venerdì 28 maggio 2010

Aiuto!! Rimarrò senza lavorooo...

Mercoledì sera alle 19 arrivo a lavoro per l'ultimo notturno.
Il capo mi vede e dice che deve parlarmi.
Ha una faccia cupa che non promette nulla di buono.
Lavoro in questo negozio da quasi due anni.
Sono entrata come interinale per 3 mesi e poi sono stata assunta direttamente dall'azienda come sostituta di una maternità. La persona che sostituivo non è mai rientrata.
Al termine della maternità lei si è licenziata quindi il mio contratto è stato rinnovato per altre due volte.
Quello attuale ha come scadenza il 31 maggio e il direttore mi aveva assicurato che sarebbe stato rinnovato fino a gennaio 2011 per poi (forse) passare a tempo indeterminato.
Mercoledì, appunto, mi dice che dalla sede è arrivata la notizia che il nuovo contratto non può essere continuativo a questo in scadenza. Per legge devo fare una "pausa" di 20 giorni.
Il volto del direttore, nel dirmi tutto ciò, è talmente scuro da farmi presagire che al termine dei 20 giorni lui non possa farmi rientrare.
Per la prima volta in 2 anni mi rivolgo a lui dandogli del tu e gli dico: "Capo giurami che dopo mi richiami!"
Lui sorride e mi dice "Delia ti giuro che rientri! Ho fatto presente che non possiamo fare a meno di te. Solo che sono obbligato a farti fare questi benedetti giorni a casa. Poi però dovrai riportarmi tutti i documenti necessari per il nuovo contratto e vedrò, al termine di questo, di farti assumere definitivamente."
"Ok capo. Ma tu prometti? Giurin giuretta?"
"Ma si, certo. Ti ho mai raccontato balle? Stai tranquilla."
A ripensare ora al nostro dialogo mi viene pure da ridere...
Comunque, vedremo.
Lui è sempre stato sincero, ogni volta che si avvicinava una scadenza ha mantenuto la promessa di rinnovo.
Ma data la crisi generale di adesso ho il terrore di dover rimettermi alla ricerca di un lavoro.
Ora che avevo trovato la mia "isola felice", sarebbe davvero brutto ricominciare tutto daccapo.
E non ne avrei neppure voglia...
Quindi, vi prego, fate il tifo per me.
Ne ho tanto bisogno...
Al momento è iniziato il conto alla rovescia fino a lunedì, mio ultimo giorno di lavoro.
E poi cercherò di metabolizzare questi giorni a casa come un momento di relax, giorni di ferie obbligati. Anche perché con il nuovo contratto, credo proprio che salteranno le vacanze che mi ero segnata le ultime due settimane di settembre... uff...
E poiché Lia ultimamente passa molte notti a casa del suo fidanzato, non mi sarà possibile approfittare di questo periodo per andare via con il mio amore. Non posso mica lasciare Leo (il mio cocker) da solo?!?
E lui è un cagnolino complicato motivo per cui non posso portarlo con me.
Lui ha il vizio di scappare per poi tornare si, ma con i suoi tempi...
Quindi, ho pensato che potrei approfittare della vicinanza delle terme di Prè Saint Didier in Valle D'Aosta per staccare la spina.
E' un luogo fantastico.
Ci siamo stati una volta l'anno scorso, l'8 settembre giorno del mio compleanno come regalo del mio fidanzato.
In una giornata vai, ti rilassi e torni a casa più "leggera".
Ed è stupendo fare l'idromassaggio nelle vasche all'aperto, come sfondo il Monte Bianco innevato.
Si, ok. Non vedo l'ora che arrivino questi giorni di riposo...:)
Ma voi concentratevi eh!



giovedì 27 maggio 2010

E' terminato il "martirio".

Ok. Con ieri notte abbiamo terminato la ristrutturazione del negozio.
Sono stati 10 giorni pesanti fisicamente, ma anche molto divertenti.
E ieri notte io e altri 4 colleghi dopo essere usciti da lavoro siamo stati attirati da un certo profumino provenire dal parcheggio....
C'era parcheggiato un furgone tutto illuminato: il kebabbaro!
Non abbiamo saputo resistere...
E ci siamo sparati un mega panino wurstel/crauti/ cipolle ovviamente accompagnato da una birra.
Poi, il "gruppo della notte" si è sciolto per recarsi a casa e sprofondare nel proprio lettone.

martedì 18 maggio 2010

(Parentesi attuale:) Un supermercato di zombie.

Nel supermercato dove attualmente lavoro da domenica 16 maggio fino al 23 è in atto una ristrutturazione.
La direzione ha deciso di cambiare la disposizione di tutti i prodotti dei generi vari e del no food.
Questo, senza chiudere il negozio.
Ciò significa che sia durante l'apertura al pubblico, in orario di chiusura e soprattutto in quello notturno, si lavora senza sosta.
E' un lavoro pesante fisicamente e mentalmente per la mole di lavoro e le lunghe ore.
Vengono svuotati gli scaffali, smontati, ripuliti, e ricaricati di prodotti.
Il tutto cambiando la disposizione di questi.
Smontando gli scaffali saltano fuori "scheletri" di ogni tipo.
A partire dalle monetine cadute risalenti al periodo napoleonico, fino ad arrivare a prodotti scaduti da tempo. Per non parlare dei furti.
Si possono trovare scatole vuote di prodotti di ogni genere.
Scatole vuotate da persone che "sapientemente" hanno poi eliminato le prove gettandone gli involucri dietro i ripiani.
Ma vogliamo parlare dei dipendenti?
Le prime ore di lavoro iniziano dove tutti sono sani di mente, riposati, pettinati e puliti.
Il ritmo di lavoro è regolare ed è tutto ben organizzato.
Man mano che passano le ore, tutti si trasformano.
Qualcuno inizia a parlare da solo, altri si muovono come in uno stato di trance.
C'è chi bofonchia parole incomprensibili prendendosela con quel ripiano che si ribella e non si incastra a modo.
Passi accanto alla tua collega che quando è arrivata pareva appena uscita dal parrucchiere e improvvisamente ti accorgi che ha i capelli come una pazza.
Gli occhi di tutti che dapprima apparivano riposati, dopo un po' sembrano uscire fuori dalle orbite.
Ed alla decima ora di lavoro, tutti sembrano come ubriachi.
C'è chi ride senza motivo e chi non è più nel pieno possesso delle proprie facoltà fisiche e mentali.
E' in quel momento che si comincia a sentire il "concerto" provocato dalle scatolette che ti cadono dalle mani, il ritmo iniziale è ormai andato inesorabilmente perduto e tutti si trascinano nel lento scorrere del tempo.
Neanche la pausa di metà turno aiuta a riprendersi.
Tutti "vivono" in funzione al sopraggiungere di quel quarto d'ora, che non basta mai...
Si formano lunghe code davanti ai bagni e tutti si accalcano fuori dal negozio per fumare e fare il pieno di nicotina.
Poco dopo il lavoro riprende, sempre più lento...
Ci si trascina sempre di più, si guarda l'orologio ogni dieci minuti, si straparla e si comincia a "sentire le voci"...
Fino a quando, finalmente, arriva l'orario per tutti di tornare a casa.
Poche ore di riposo e poi si ricomincia.
E non appena il negozio riapre le vendite, i primi commenti dei clienti:
"Bello ma... non trovo più nulla!!"
Aiuuuto!!! :)
Buon lavoro a tutti...

martedì 11 maggio 2010

Aneddoti... con "sorpresa".

Quando stai a stretto contatto con le persone nascono anche delle belle amicizie che portano a frequentarsi anche al di fuori del lavoro.
Da qui la famosa uscita al cinema con un gruppo di colleghe.
Era l'anno del Titanic nelle sale.
Io ed altre 3 ragazze decidiamo di andarlo a vedere.
Organizziamo la serata e ci rechiamo al primo spettacolo.
Entriamo in sala e troviamo 4 posti vicini ad un signore solo, all'apparenza "normale".
A me spetta la poltrona accanto a lui.
Io e le mie colleghe scherziamo e ridiamo fra noi.
Si spengono le luci in sala ed inizia il film.
Passano solo alcuni minuti dall'inizio della proiezione quando l'uomo accanto a me si guarda attorno con fare strano e inizia ad armeggiare con i pantaloni.
Io penso si stia solo sistemando meglio perché è buio e non vedo.
Però provo uno strano disagio...
Una delle mie colleghe mi chiede cosa succede e dopo averle espresso i miei dubbi decidiamo di alzarci per spostarci due file avanti.
Nel frattempo i nostri posti vengono occupati da altri.
Passano alcuni attimi quando l'uomo viene beccato a "ravanare" nei pantaloni e sbattuto fuori dalla sala ricoperto di insulti da tutti i presenti!!



Orario di chiusura di una sera qualunque.
Ultimiamo le pulizie per poi andare a casa.
E' il periodo in cui ancora non abito con Lia e sono senza patente.
Mio padre è fuori dal negozio in attesa che io esca.
Chiudiamo la porta e io trascino il grosso sacco della spazzatura.
Mi avvicino ai bidoni dell'immondizia quando vedo un ragazzo appoggiato ad uno di questi.
Lui sembra avere gli occhi chiusi, non fa il benché minimo movimento nemmeno quando sopraggiungo io.
Mi spavento perché sembra "dormire" in piedi appoggiato al bidone.
Chiamo mio padre in soccorso, io ho troppa paura...
Mio padre appura che lui è completamente ubriaco e fuori di sé.
Gli chiede se ha bisogno di aiuto e lui pare come "risvegliarsi".
Con fare ciondolante si allontana bofonchiando parole incomprensibili.
E noi rimaniamo a guardarlo impaurite...






martedì 27 aprile 2010

Quello che di buono c'è.

In qualsiasi lavoro ci sono aspetti positivi e negativi.
Nel mio i lati positivi sono sicuramente quelli legati alla conoscenza delle persone.
Una moltitudine di persone diverse e di culture diverse che è "cibo per la mente".
I clienti, per fortuna, non sono solo quelli che ti "stressano la vita" con richieste impossibili, non sono solo quelli che partendo dal detto che "il cliente ha sempre ragione" ti trattano in modo maleducato.
Ci sono persone che entrano nella tua vita di tutti i giorni ed in qualche modo è come se diventassero parte della tua famiglia.
Ricordo un signore di mezza età, una persona all'apparenza burbera che si è come "rivelato".
Lui era un cliente abituale, uno di quelli che prenotava il pane, motivo per cui passava tutti i giorni.
Il primo impatto con lui non è stato certamente facile.
Si arrabbiava con me perché non riuscivo a capirlo.
Per quanto, io sia nata in Piemonte, non comprendo bene il piemontese.
La prima discussione con lui derivò proprio da questo.
Lui parlava solo in dialetto e si aspettava che capissi.
Non si sforzava di parlare in italiano per venirmi incontro. Semmai mi sfidava parlando in modo stretto.
Divenne una questione di principio.
Entrambi rimanevamo fermi con le nostre idee fino a quando cominciammo a sdrammatizzare e scherzare sulla questione.
Facemmo amicizia e mi "adottò" come nipote.
Quando un giorno gli comunicai che avevo dato le dimissioni e di lì a poco me ne sarei andata ci rimase molto male.
Vide la cosa come un tradimento verso la sua amicizia.
Poi spiegai lui le mie ragioni e fu contento del fatto che, in fondo, lasciavo quel posto per un accrescimento lavorativo.
Il penultimo giorno di lavoro venne a salutarmi spiegandomi che, essendo emotivo, il giorno successivo avrebbe fatto ritirare il pane dalla moglie per evitare di piangere davanti a tutti.
Ed il giorno dopo la sorpresa: mi fece consegnare dal fioraio un mazzo di fiori.
Fui io a commuovermi...

Un'altra persona che mi rimase nel cuore era una signora marocchina.
Una donna con due bellissimi e dolcissimi bambini.
Io e le mie colleghe avevamo l'abitudine, ogni pomeriggio, di farci portare il caffè dal bar vicino.
Solo che dopo qualche tempo il bar chiuse per lavori.
S. la signora marocchina, iniziò a portarci il caffè.
E quando arrivò l'estate ci fece assaggiare il the alla menta marocchino.
Si presentava in negozio con un grosso vassoio, del the e i biscotti.
Insomma ci coccolava come fossimo state delle figlie...
E' ben noto, a chi mi conosce, la mia passione per la cucina nazionale e non.
Un giorno le chiesi di insegnarmi a fare il cous cous e lei mi dette la ricetta ma una mattina arrivò con un piatto enorme di cous cous alle verdure!
Ed ogni qual volta lei si recava al suo paese per le vacanze ci spediva la cartolina e tornava con un dono per ognuna di noi.
Ma credo che il dono più grande sia stata la sua amicizia...

Poi, c'è stato il signor D. un signore in pensione.
Lui abita proprio sopra il negozio.
Sapeva che eravamo tutte donne e ogni volta che sentiva l'arrivo del camion scendeva per aiutarci a scaricare i roll.

E poi c'erano le colleghe.
Con molte di loro sono andata a fare shopping, si andava al cinema, si usciva la sera.
Ed una di loro mi fece conoscere il mio fidanzato col quale sto da 11 anni.

E' stato davvero un bellissimo periodo.

Quando hai a che fare con persone così vieni ripagata di tutto.
E credo proprio che, nonostante tutto, per nulla al mondo cambierei lavoro.




lunedì 19 aprile 2010

Eccomi. Passata la Pasqua, continua il racconto.

E anche la Pasqua è passata.
In attesa che anche il 1 Maggio arrivi, continuo con il raccontarvi il resto delle storie legate al mio primo luogo di lavoro.

Dopo qualche tempo che mi trovavo al discount, il mio titolare mi fece "traslocare" presso un altro punto vendita. Un negozietto piccolo gestito da 6 persone me compresa.
Si presentò questa necessità poiché una delle colleghe entrò in maternità e doveva essere quindi sostituita.
Conobbi così una realtà diversa dal discount.
Una realtà che non era quella del "mordi e fuggi", ma dove la commessa doveva "accudire il cliente" dedicandogli un tempo maggiore.
Inizialmente svolsi il mio lavoro presso il reparto ortofrutta e successivamente venni "promossa" occupandomi del banco gastronomia.
Imparai ad affettare, a servire i clienti, e a fare gli ordini.
La cosa che più mi spaventava era l'arrivo delle forme intere di parmigiano e grana.
E si, perché questo implicava il fatto che io dovessi anche occuparmi di ridurle in piccoli tranci.
E vi assicuro che non è semplice...
C'è tutta una tecnica.
Si inizia con l'incisione della forma, per mezzo dell'apposito coltellino, per ridurla in due metà.
Successivamente le due metà vengono aperte e poi ridotte in spicchi.
La procedura richiede precisione e delicatezza soprattutto se la forma comincia ad essere stagionata altrimenti si rischia di avere una rottura errata e la frammentazione del formaggio.
Ogni volta mi veniva la tachicardia...
Un giorno mi toccò aprire una forma da 15 chili di provolone mediamente stagionato.
Tragedia.
Non so se avete presente cosa significhi tagliare il provolone.
Questo formaggio ha forma cilindrica.
Mentre lo tagli a metà, questo rotola.
E se tieni conto del fatto che questo è stagionato... beh.
Mi si spaccò in mille pezzi.
Il risultato fu che era impresentabile.
La capo negozio mi fece esporre in vendita solo le fette che più o meno erano vendibili.
Il resto venne "imboscato" nel frigo.
Ma andava venduto in qualche modo...
Fu così che mi venne in mente di sfruttare una tecnica: impietosire i clienti.
Infatti, non appena questi mi chiedevano una fetta di provolone, scattava la scena.
Cominciavo con il raccontare che da qualche tempo mi davo alla scultura, che stavo anche diventando bravina, che mi stavo perfezionando con la scultura dei formaggi per l'appunto,
e lamentavo il fatto però che non venisse dato il giusto peso al mio ruolo di scultrice in erba.
La gente rimaneva ad ascoltare interdetta, non capiva bene dove volessi arrivare ed era a quel punto che esibivo loro le mie opere.
Come per magia facevo apparire sul bancone un pezzo di formaggio non ben definito e spiegavo loro cosa avessi voluto rappresentare.
Le persone scoppiavano a ridere, mi prendevano anche in giro ma poi sceglievano di acquistarlo!
Ricordo che un sabato pomeriggio mi accingevo a convincere una signora a comprarne un pezzo. Dopo aver svolto tutta la scenetta lei accettò e mentre le porgevo il pacchetto mi accorsi che dietro di lei si trovava il mio titolare.
Nel giro di qualche secondo mi immaginai a vagare alla ricerca di un nuovo posto di lavoro, ma poi realizzai che anche lui rideva...
Non mi sgridò mai e, anzi, mi chiese anche lui un pezzo "dell'opera" realizzata.
Avvenne così che lui prese l'ultimo pezzo rimasto...




lunedì 5 aprile 2010

Una parentesi attuale per un augurio speciale

Sabato 3 Aprile.
Negozio aperto, ore 9.01.
Mi trovo in cassa, si avvicina il primo cliente della giornata:
"Buongiorno signorina, domani siete aperti?"
Io: "Certo signore, con orario dalle 9.30 alle 13. Come tutte le domeniche"
Cliente: "Ah, bene".
Da quel momento, fino al termine del mio turno è stato un susseguirsi di clienti che ponevano la stessa domanda. Ma i cartelli non li legge nessuno?!?

Domenica 4 Aprile.
Ossia GIORNO DI PASQUA
Ore 9.29.
Sono nuovamente in cassa pronta a svolgere il mio lavoro.
Al di là della barriera casse una trentina di clienti pronti all'attacco "armati di carrello" pigiano contro la serranda che inizia a salire.

Ore 9.42
Primo cliente in cassa.
Carrello colmo, neanche stesse per scoppiare la 3 guerra mondiale...
Spesa di 145.55 €
Il cliente prima di uscire si rivolge a me con la fatidica domanda:
"Domani siete aperti?"
Io: "No mi spiace, domani saremo chiusi..."
Lui: "Oh, no... Signorina sa indicarmi un negozio aperto nei dintorni domani?"
Altra cliente interviene indicando un negozio della concorrenza e si giustifica rivolgendosi a me dicendo di esserci passata davanti e di averne letto "per caso" il cartello di apertura straordinaria.
Ma dico io... con una spesa così, domani hai anche necessità di comprare qualcosa?
Comunque...

Passano circa 15 minuti.
Altra cliente, altra domanda:
"Oggi pomeriggio siete aperti?"
Io: "Ehmm, no signora. Chiudiamo alle 13. Pomeriggio chiuso."
La signora è infastidita e non mi saluta nemmeno. Facendosi aiutare dal marito spinge via il carrello carico oltre la cassa.

Altra cliente, SOLA.
A conto terminato si accinge a pagarmi.
Io: "Sono 35.15 €"
Lei, ravanando nel portafoglio: "Uff, non ho più soldi. Qua tutti chiedono. Mai nessuno che ti dia qualcosa..."
Ed io penso che certo, magari vorresti pure ti pagassi la spesa!

Ore 12.50.
L'altoparlante annuncia l'imminente chiusura del negozio.
Madre e figlia, con fare lemme lemme svuotano il carrello.
La signora si ricorda di aver dimenticato di prendere i limoni per le fragole.
Molla tutto e, con fare altrettanto molle, si allontana verso il reparto ortofrutta.
Passano inesorabilmente i minuti, la coda si allunga ed io penso che la signora si sia persa.
O che sia fuggita con il collega del reparto.
O che sia stata rapita dagli alieni...
La gente in coda sbuffa, quelli in fondo chiedono cosa stia succedendo, mi guardano male, qualcuno mi suggerisce di chiudere il conto.
Finalmente vedo sopraggiungere la cliente. In mano non le vedo i limoni, in compenso noto un vaso di basilico, una confezione di mele, un sacchetto di pomodori.
Lentamente si avvicina "I limoni erano finiti..." dice.
Ovvio. Mancano pochi minuti alla chiusura, che si aspettava??
E ritengo anche che non ci sia proprio più alcun rispetto.

Ore 12.59.
Un gruppo di signori devono pagare 5 confezioni di acqua.
Si soffermano a leggere (miracolo!) il cartello degli orari appeso in cassa.
Commento:
"Domani chiusi?!? Ma come? Questi non lavorano mai!!"
A me verrebbe da rispondere che, in fondo, è Pasqua anche per noi!!
E poi, scusate se teniamo chiuso 4 giorni l'anno!

Non mi salutano neppure.
Han troppa fretta di andare al loro pranzo pasquale....

Comunque, care e cari colleghe e colleghi
Buona Pasqua e buona Pasquetta a tutti!!!
E riposatevi (per chi è fortunato e oggi non lavorerà) perché domani si ricomincia!

Un bacio,
Delia


martedì 30 marzo 2010

Leo, un cocker da strapazzare di coccole!


Si chiama Leo, ha 11 anni ed è un cocker spaniel inglese.
E' bianco a chiazze nocciola.
Chi è?
Ma è la nostra mascotte! Il nostro "cucciolotto".
L'incontro fra me e lui è avvenuto 11 anni fa al lavoro.
Un pomeriggio mi trovavo fuori dal magazzino ad accatastare delle pedane vuote, quando vidi con la coda dell'occhio "qualcosa"che si muoveva attraverso le sbarre della recinzione.
Pensai immediatamente ad un ratto e ricordo di aver urlato, poi a distanza di sicurezza guardai meglio e... sorpresa!
Un batuffolo dagli occhioni neri mi osservava, mugolava e mi si avvicinava camminando con fare incerto.
E' stato amore a prima vista...
Accanto al negozio si trovava una casa il cui cortile dava verso il retro del discount.
I nostri "vicini" possedevano una coppia di cocker che decise di mettere su famiglia.
Ne vennero fuori 2 maschietti e 2 femminucce: 2 pezzati bianco/neri e due pezzati bianco/nocciola.
Il cockerino in miniatura si fece prendere in braccio da me e si accoccolò a dormire.
Non sapevo che fare. Io ero in orario di lavoro e al di là del cortile non vedevo nessuno a cui poter restituire il cucciolo.
Non volevo lasciarlo andare, temevo che sarebbe potuto scappare andando a finire sul lato che dava verso la strada.
Chiamai una collega della gastronomia sopraggiunta in magazzino e in pochi minuti mezzo negozio si trovò fuori a guardare il cane!
E lui, avido di coccole, passava dalle braccia di una persona all'altra.
Fino a quando sopraggiunse (finalmente) il proprietario a cui restituimmo il cane salvandoci da una strigliata eventuale del nostro datore di lavoro.
Io e Lia, che ancora lavoravamo insieme e già dividevamo casa, prendemmo a passare ogni giorno a vedere i cuccioli.
Erano bellissimi e dei gran giocherelloni.
E noi due innamorate perse di ognuno di loro.
Gli portavamo degli ossicini di bufalo e dei giochini e mano a mano vennero adottati.
Tutti, tranne uno.
Il mio preferito, quello che si era sporto nel retro da noi.
L'ennesimo pomeriggio di visita, suonammo il campanello e Paola, la proprietaria, ci aprì la porta con in braccio il cane al cui collo stava un fiocchettino come quello dei pacchi regalo.
Mi allungò il cucciolo e con un gran sorriso mi disse che era mio!!
Non ci potevo credere, ma non ebbi esitazioni e lo presi.
Per fortuna casa nostra ha un giardino medio/grande e il padrone di casa è un amante degli animali che fu molto contento del suo arrivo anche perché (come lui stesso sostiene) "Per due ragazze sole un cane è un'ottima protezione".
Decidemmo di chiamarlo Leo dato che era il periodo in cui al cinema davano Titanic e io, Lia ed un gruppo di colleghe eravamo patite di Leonardo Di Caprio.
Ora è il cane più viziato del mondo.
In questo momento sono sul divano, fuori piove e lui che è un grande fifone è sdraiato ai miei piedi e ogni tanto alza la testa e abbaia perché vorrebbe che gli grattassi la pancia.
E' un gran mangione ed è sempre a dieta perché ha la tendenza ad ingrassare nonostante le lunghe passeggiate e le corse nei prati ed è passione nostra e dei nostri amici.
E' un gran giocherellone e amato anche dai bimbi del vicinato che non perdono occasione per venirlo a prendere e portare a spasso.
La notte dorme alternatamente in camera mia e in quella di Lia e spesso prova a salire sui nostri letti per farsi coccolare per poi scendere e andare a dormire in una delle tante ceste sparse in casa.
Diciamo che per noi è un po' come avere un bambino...





mercoledì 24 marzo 2010

La vita può essere non così lontana dalle soap opera e dalla sua finzione

Poco tempo dopo essere stata assunta al discount, le mie colleghe mi informarono di alcune "storiacce" riguardanti il nostro datore di lavoro.
Mi spiegarono che lui e sua moglie diversi anni prima decisero di investire dei soldi nell'apertura di un negozietto alimentare.
L'attività andò bene e così si lanciarono aprendo il primo discount della valle.
Il lavoro fruttò così tanto che in breve tempo ne aprirono un successivo nel paese accanto.
Si divisero i compiti e così come lei gestiva il rapporto con i fornitori, lui si occupava di quello con i dipendenti.
O per meglio dire, con le dipendenti.
Anzi, con una soprattutto...
Successe infatti che le ragazze si accorsero che il titolare, solito a fare il giro dei punti vendita per accertarsi che tutto andasse bene, prese a dedicare un po' più di tempo
molto tempo...
per un negozio in particolare.
Così gentile e premuroso passava la mattina, ancora prima dell'apertura, a prendere la commessa che faceva le veci di responsabile
per portarla al bar e offrirle un caffè.
E passa oggi e passa domani i caffè da mattutini divennero anche pomeridiani.
E presto tutte si accorsero di come lui fosse attento nei confronti di questa ragazza, attento anche che lei sapesse tutto della gestione del negozio
motivo per cui, forse, spesso si attardavano nel retro.
O forse non era quello il motivo?!?
Ehm... Forse non era quello il motivo.
Tutte immaginavano che nessuna voce fosse arrivata alla moglie del titolare.
Invece no!
Accadde infatti un pomeriggio, proprio nel momento in cui lui e la sua "bella" si trovavano in ufficio da diverso tempo, che un gruppo di donne infuriate e armate di bastoni entrasse nella stanza e si lanciasse sui due malcapitati insultandoli e colpendoli a destra e a manca!
E questo mentre, nella stanza attigua, si trovavano un numero cospicuo di clienti e il resto delle dipendenti.
Quelle 4 o 5 donne erano la mamma e alcune parenti strette della moglie tradita
avvertite e mandate proprio da lei.
La faccenda ebbe termine solo con l'intervento dei carabinieri e qualche querela.
Ma non si interruppe la storia fra titolare e dipendente, continua tutt'ora a distanza di 12/13 anni.
Anche se nel corso degli anni sono comunque stati attribuiti a lui vari amori sempre con alcune dipendenti.

lunedì 22 marzo 2010

Lia: un'amica insostituibile!

Come già accennato divido casa con la mia amica Lia.
Ci siamo conosciute nel '98.
Lei lavorava già al supermercato dove poi sono approdata io.
Ci siamo trovate subite in sintonia ed è nata una bella amicizia.
Lei è un vulcano di ragazza, una persona solare, altruista, simpatica.
Anche lei era senza patente ed entrambe ci si è poi aggregate a fare su e giù con la ragazza che mi ha aiutata a trovare lavoro.
Poi, fortunatamente, Lia ha preso la patente e quindi abbiamo continuato a viaggiare io e lei.

Lia mi fa morire dalle risate. Ha un modo ingenuo nel fare le cose.
Ci fece ridere quando ci raccontò che durante una guida ebbe la sfortuna di bucare, il suo istruttore prese a cambiare la gomma e lei fece in modo di dargli una mano. Come?
Beh... ebbe la furba idea di prendere il pneumatico bucato e andarlo a buttare nel bidone della spazzatura!!
Immaginate la faccia dell'istruttore?!?

Lia ha una splendida famiglia.
Una mamma premurosa e gentile ed una sorella dolcissima che fa il nostro stesso lavoro.
Un giorno, quando ancora lavoravamo insieme, le confidai il desiderio di andare a vivere da sola.
Mi sembrava il momento giusto per responsabilizzarmi, ma con il mio solo stipendio non ce l'avrei fatta. Fu allora che lei propose di trovare casa insieme.
A dire la verità quel giorno anche la nostra collega/amica Amalia si propose a fare altrettanto, ma lei all'epoca era già stra-fidanzata e di fatto non venne mai a vivere con noi perché di lì a poco il suo ragazzo le chiese di sposarlo.
Così, rimanemmo io e Lia.
Trovammo un appartamento e i nostri genitori ci dettero una mano a dare il bianco ed una sistemata e ci aiutarono con il trasloco.
E qualche tempo dopo... si aggiunse anche Leo il nostro cucciolo di cocker.
Nonostante io sia una persona disordinata e lei esattamente l'opposto, la convivenza con lei funziona senza problemi.
Io odio fare le pulizie cosa che piace a lei, così come io amo cucinare e lei un po' meno.
In compenso è un'ottima forchetta.
E si presta benissimo ai miei esperimenti culinari.
Lia è fidanzata da qualche anno in più rispetto a me e al mio ragazzo ma ancora non si è decisa a fare il grande passo andando a vivere con il suo lui.
Lia ha due anni meno di me, il suo ragazzo ha la mia età.
Anche lui è una bella persona, innamoratissimo di lei e sono davvero una bella coppia.
E (per fortuna) il suo ragazzo ed il mio sono diventati ottimi amici.





domenica 21 marzo 2010

La mia nuova vita da lavoratrice in regola

Inizialmente svolgevo il ruolo di addetta al reparto ortofrutta, scaricavo pesanti casse di frutta e verdura che sistemavo in vendita.
Tornavo a casa con la schiena rotta ma tutto sommato felice di fare un lavoro a contatto con il pubblico, come al ristorante.
Col senno di poi debbo dire che questo mi ha aiutato molto a superare l'enorme timidezza che mi limitava la vita.
Per una persona come me che arrossiva per un nonnulla è stata davvero una svolta importante.
E' (ed è tutt'ora ogni giorno) un po' come fare un'intensa terapia psicologica.
La cosa che più mi piaceva del lavorare in quel discount era l'enorme afflusso di gente straniera che mi permetteva anche di poter parlare in inglese, cosa che tra l'altro, mi ha anche permesso di mangiare gratuitamente.

Come già detto, pur essendo maggiorenne non avevo ancora preso la patente e mi ritrovavo quindi nella condizione di dover rimanere dalle 13, ora in cui il negozio chiudeva, fino alla riapertura delle ore 16, in giro per il paesello.
Inizialmente era mio padre ad accompagnarmi tutte le sante mattine e a riprendermi la sera, successivamente presi a viaggiare con un gruppo di colleghe.
E' stato allora che prese forma la bella amicizia che tutt'ora mi lega alla mia amica Lia col quale divido l'appartamento.
Lavoravamo insieme e durante la pausa, nel periodo primaverile ed estivo, ci recavamo ai giardinetti con il nostro panino o insalata di riso e passavamo le ore a chiacchierare in attesa di rientrare al lavoro.
C'è stato un periodo in cui, complice la sonnolenza post pranzo, facevamo lunghe dormite sulle panchine e come sottofondo conciliatore la voce dei bimbi che si divertivano a salire e scendere da scivoli e altalene.
Ricordo le volte in cui ci si svegliava con i gridolini dei bambini che ci osservavano divertiti...
Per non parlare delle mamme che ci guardavano sbalordite. Credo che inizialmente ci avessero anche scambiate per delle barbone...
Dopo qualche tempo Lia decise però di licenziarsi e iniziai ad andare a mangiare in una trattoria vicino al negozio.
Era gestito da una famiglia sarda molto gentile che mi aveva preso a cuore e mi trattava come una figlia.
Ricordo che all'ora di pranzo il locale si affollava di lavoratori per lo più uomini, la signora mi faceva accomodare in una saletta e non appena la gente andava via tirava giù la saracinesca per permettermi di riposare per poi venirmi a svegliare per tornare a lavoro.
Mi sentivo così a mio agio che spesso cadevo in un sonno profondo e poco mi importava di coloro che ogni tanto si intrufolavano a guardarmi divertiti.
Successivamente, per motivi di costi, presi a frequentare un bar vicino alla stazione.
Divenni amica della barista ed è stato lì che iniziai a pagarmi il pranzo dandole lezioni di inglese.



domenica 7 marzo 2010

Mi presento

Mi chiamo Delia, ho 32 anni e lavoro come cassiera in un supermercato.

Undici anni fa un’amica mi aiutò a trovare lavoro presso il discount nel quale lavorava lei.

Prima di allora, avevo sbarcato il lunario lavorando in un ristorante come cameriera. Luogo in cui, peraltro, mi trovavo molto bene e che per nulla avrei mollato.

Purtroppo però i miei genitori non la pensavano allo stesso modo.

Loro si aspettavano da me che trovassi un lavoro vero, sicuro e in regola.

Ed è stato in quel momento che la mia amica ci ha messo lo zampino.

Io non sapevo nulla di negozi e prodotti alimentari. Non conoscevo i nomi della frutta e non capivo nulla di verdura e insalate.

Per me la canasta evocava un gioco sentito nominare da qualche parte. Non capivo la differenza fra una pera abate ed una decana, una kaiser da una william. Per me carne significava bistecca. Il pesce i bastoncini findus.

Insomma, io non avevo mai fatto la spesa in vita mia.


Non ricordo, nello specifico, il mio primo giorno di lavoro ma ricordo la sensazione di timore che provavo.

La paura di sbagliare, di non capire nulla di quanto mi avrebbero spiegato.

Ricordo molto bene di essermi sentita come un pesce fuor d’acqua, almeno un milione di volte.

Ricordo di avere pensato spesso ad un modo per evadere da quell’edificio senza che nessuno se ne accorgesse.


Avevo un contratto di apprendistato che sarebbe terminato dopo due anni, un orario full time e (benché fossi già maggiorenne) non avevo la patente.

Mio padre mi scaricava davanti al negozio alle 6.30 del mattino e mi recuperava alle 9 di sera.

Indossavo il camice, timbravo e da quel momento si iniziava a correre come dei matti.