lunedì 3 ottobre 2011

Il peso della valigia

E' da molto tempo che non aggiorno il blog.
E dall'ultima volta sono accadute molte cose.
Alcune belle ed altre... decisamente meno.
Il titolo di questo post è una canzone. Una canzone di Ligabue.
Diciamo che rappresenta in pieno il momento che sto vivendo ora.
Io e il mio Lui dopo 1 anno e mezzo siamo stati in ferie.
Le tanto sospirate ferie.
Avevamo da "smaltire" un anno pessimo.
Dopo la scomparsa di una delle mie più care amiche, mia suocera, avevamo un cuore affranto da rimettere in sesto.
Solo che... la partenza per il nostro viaggio si è ben presto rivelato un incubo in piena regola.
Una quindicina di giorni prima di partire Leo, il mio cagnolino, all'età di 12 anni e mezzo che già da un mesetto non mangiava ed aveva perso molto peso, è peggiorato.
La visita dal veterinario e la cura che gli ha prescritto sembrava averlo fatto riprendere un pochino ma... il mio cuore diceva ben altro.
Per la prima volta abbiamo dovuto lasciarlo in una pensione.
Fra l'altro, la struttura che avevamo scelto, non era una semplice pensione. Ma un centro di riabilitazione veterinario. Quindi, gestito da veterinari.
Pensavamo che qualunque cosa fosse accaduta, sarebbe stato seguito da persone competenti.
Qualche ora prima di portarlo alle "terme", come il mio Lui definiva il centro, presi il musetto di Leo fra le mani e gli spiegai che sarebbe dovuto stare bravo. Noi saremmo tornati presto a riprenderlo e lui doveva riposarsi e fare amicizia con gli altri cani. Gli dissi di aspettarmi. Lo ricordo bene. E lui mi guardò con gli occhi tristi. Ma era da un mese che quello sguardo mi torturava il cuore. Con l'appetito era scomparso anche il suo sorriso.
Era parecchio stanco. Voleva andare a fare il suo solito giro al fiume ma dopo pochi metri si fermava a riposare.
Un campanello di allarme.
Certo.
Ma a 12 e mezzo e con il caldo di quei giorni poteva essere normale, mi disse il veterinario sostituto del nostro abituale che era in ferie.
Ci aveva suggerito di fargli fare degli esami del sangue, al ritorno.
Comunque...
Lo lasciammo stranito dalla situazione. Una cagnolina con carrozzina al seguito per via di un incidente, si avvicinò spavalda per fare amicizia.
Io piansi, credetti allora, tutte le mie lacrime.
Invece... Dopo soli 3 giorni, ricevemmo la notizia che Leo era morto.
Fin dalla prima sera è stato male.
Ma non per il senso di abbandono come il mio cuore irrazionale mi suggeriva.
Le analisi che gli hanno fatto parlano chiaro.
Gli organi vitali erano tutti compromessi.
Purtroppo ai cani di razza capita così.
Un declino rapido e poi... se ne vanno.
Nel sonno se n'è andato. Non se n'è accorto, dicono.
Arrivò in casa mia per caso in un giorno di settembre, per andarsene in un giorno di settembre 12 e mezzo dopo.
E' stato un incubo che ci ha corroso anche l'anima.
Noi eravamo dall'altra parte del mondo.
In Malesia. In un paese chiamato Sandokan.
L'abbiamo saputo così.
Nella nostra camera d'albergo.
Da due giorni incalzavo i miei genitori via sms per avere notizie di Leo. Un messaggio di mio padre, il 16 settembre, mi disse che aveva avuto una crisi seria che le flebo gli avevano fatto superare ma una ricaduta gli era stata fatale.
Io e il mio Lui passammo le ore seguenti fra lacrime e deliri senza interruzioni.
Una telefonata chilometrica al centro veterinario ci chiarì quello che era avvenuto.
L'istinto "da mamma" mi diceva che l'avevo abbandonato nel suo percorso verso la fine.
La razionalità di un'amica in Italia, mi disse che lui invece si era semplicemente sentito libero di riposare...
Ora lui è qui.
A casa.
Le sue ceneri sono qui a casa.

Perdonatemi questo post.
Per chi non ha mai avuto un cane o un gatto tutto questo dolore deve sembrare eccessivo, ma per noi... non è così.
Condividere tanti anni, tante situazioni, tante esperienze, LA VITA... è un po' come perdere un amico. Un pezzo di famiglia che non c'è più.
Ora siamo rimasti io e il mio Lui. E il silenzio di questa casa.
E Leo è in cielo.
Proprio come si suol dire ai bambini per spiegare la morte.

Ho scritto il suo nome sulla sabbia, in Malesia.
Ero a Turtles Island.
L'isola delle tartarughe.
Ho visto una tartaruga di un metro deporre le uova nella sabbia a 10 centrimetri da me. Di notte. E poi la schiusa di altre uova. Un'emozione indescrivibile.
E mentre le tartarughine raggiungevano il mare sotto l'occhio vigile dei rangers, io pensavo piangendo che era un po' come una rinascita. Come se Leo si fosse reincarnato in una nuova vita. Ed io, la sua mamma, ero lì per aiutarlo in quel nuovo viaggio.
Il mare non ha cancellato il suo nome, l'ha solo portato ovunque nel mondo. Ora, lui è ovunque nel mondo e... per sempre nel mio cuore.



3 commenti:

  1. un cane è come un membro della famiglia, è pur sempre un animale è vero, ma tante volte sanno starci più vicini loro di chiunque altro..
    ti mando un grande abbraccio e spero di risentirti in situazioni più allegre..
    e, se posso permettermi di dirti la mia, io sento che lui l'ha fatto quando non c'eri perchè tu non fossi lì a vederlo.. voleva proprio evitarti questo brutto ricordo..
    un bacio

    RispondiElimina
  2. Oh, delia.... da poco ho pianto tutte le mie lacrime per una storia proprio come la tua..... altro che abbraccio virtuale, te lo darei volentieri reale! mi dispiace tantissimissimo e non è eccessivo il tuo dolore, assolutamente no. son contenta che hai un Lui che può condividerlo con te. Fatti sentire se vuoi, io sono su skype tutto il giorno dal lavoro e questa settimana è molto vuota. :( hug hug hug!

    RispondiElimina
  3. la vecchia lia30 ottobre 2011 08:45

    com' è già accaduto in precedenza la vita si alterna con la morte da sempre,da quando è nato il mondo,ma quando ci tocca da vicino è dura da accettare
    aspettiamo nuove vite che sicuramente arriverranno
    ciao

    RispondiElimina